Scuole di Yoga

Riscoprire la “vera” Salute

Una pratica che combina Yoga e Ayurveda e porta equilibrio e resilienza, in armonia profonda con le energie stagionali e i cinque grandi elementi.

Il senso profondo di questa radice etimologica l’ho compreso piano piano, nel tempo, attraversando un labirinto che mi ha portato a conoscere sempre meglio anzitutto me stessa. In primis ho imparato che la “conoscenza della Vita” non si impara dai libri. Non è un apprendimento scolastico, mnemonico, non si usa l’intelletto. È piuttosto un movimento non lineare, un percorso di ritorno al SENTIRE, allo sperimentare, al farsi stupire, una immersione nella sensorialità. L’Ayurveda mi ha insegnato ad assaporare la vita senza più schemi né riferimenti… E così conoscerla. 

Ciò che mi è stato chiaro sin da subito è che l’Ayurveda non è una “scienza medica” come la intendiamo noi in Occidente. E’ piuttosto una Visione del Mondo. E affonda le sue radici nella connessione intuitiva con le forze naturali, fondate sulla “scienza dei cinque grandi elementi” (Pancha Maha Butha) e la loro incessante Danza nel Cosmo, Danza che spontaneamente crea la Vita. 

Quando ho incontrato i miei primi grandi maestri di Ayurveda in Kerala (nella Clinica che oggi è rinomata ovunque come Somatheeram) avevo 26 anni, alle spalle una laurea in psicologia clinica, tre anni di India ininterrotta, l’incontro con il mio grande maestro Andrè Van Lysebeth, un primo Teacher Training nella tradizione Satyananda, una morte e rinascita che mi aveva sospeso per quattro mesi tra i due mondi e tanta tantissima imprudenza e incoscienza, che fortunatamente sostenevano ogni passo. 

I Vaidya (*colui che conosce, così viene chiamato il medico ayurvedico), in fondo erano uomini e maestri semplici, che da innumerevoli generazioni si tramandavano, in famiglia, antiche pratiche quasi magiche, in stretta sinergia con le energie di Madre Terra, utilizzando tutti i doni e gli “strumenti” a disposizione, dalle pietre, ai cristalli, ai diamanti, alle resine, alle piante, ai frutti, alle mani, alla terra, al fango, all’acqua, a TUTTO ciò che può servire per “riportare a casa” uno degli Elementi temporaneamente smarritosi

Sono rimasta tre anni a studiare presso la Kerala University of Ayurveda a Trivandrom e contemporaneamente a fare tirocini nella Clinica sull’Oceano (Somatheeram), esperienze negli Ashram di grandi maestri, kirtan e meditazioni nei templi del TamilNadu, vagabondaggi sulle backwaters, nei villaggi nei parchi naturali incontaminati dell’entroterra. Anche qui ho incontrato tante “morti e rinascite” che, è cosa nota, Mama India elargisce con generosità a chiunque si immerga nel suo grande Grembo senza riserve. 

Maestra Natura

*”Ayur-veda”, dunque, la “(Cono-)Scienza della vita”.  Ma per VITA cosa si intende?

Nell’India antica, prevedica, quella che ha dato la Vita è anzitutto NATURA. È Potenza dei cicli cosmici e naturali. È connessione con le FORZE ELEMENTALI dei cinque diversi aspetti della materia: l’Etere che tutto contiene (AKASHA – lo spazio sacro, il grembo cosmico), l’aria (VAYU), il fuoco (AGNI), l’acqua (JALAM) e la terra (BHUMI). Che altro non sono che i cinque stati di aggregazione delle molecole che sottendono a tutti i fenomeni naturali. 

La Scienza della Vita quindi è la conoscenza delle leggi di Natura, la conoscenza delle qualità dei Cinque Elementi. Il Rispetto dei cicli e dei movimenti dell’energia nella Ruota dell’Anno. La capacità di fluire in armonia con essi. 

Sembra facile ma per noi, donne e uomini occidentali sconnessi da secoli da questo sentire, abituati a vivere separati dagli Spiriti di Natura, a non contemplarli neanche più (pensando di non averne bisogno…) è tutt’altro che semplice tornare a guardare il mondo con uno sguardo ELEMENTALE, ovvero guidati dall’esperienza delle Cinque Forze Cosmiche. 

Il Kerala, questo sconosciuto

La famosa “culla dell’Ayurveda”, il Kerala, è un piccolo stato all’estremo SudOvest del continente indiano, una lunga striscia di terra affacciata sull’Oceano Indiano dalla parte del Mare Arabico. Fosse tutto qua, saremmo a posto. Invece il Kerala è un territorio letteralmente invaso dall’elemento ACQUA. Non solo salata ma soprattutto dolce. Innumerevoli canali (Backwaters) lo attraversano come una fitta rete di vene e arterie interne che serpeggiano in ogni dove e per ogni pertugio, che a tratti scivolano verso l’Oceano, generando siti di incontro tra acqua dolce e salata, dove l’energia è potentissima e l’incontro di Sole e Luna, Yin e Yang palpabile ed evidente ad ogni respiro. 

Questa dominanza d’ACQUA ha fatto sì che il Kerala mutuasse e incarnasse le qualità lunari e femminili, di questo grande Elemento. Una cedevolezza, un fluire là dove si viene spinti, dove si trova spazio, una remissività che hanno portato questa terra a rimanere aperta senza resistenza, divenendo il punto di penetrazione di innumerevoli conquistatori, predoni, commercianti e missionari. Oggi in Kerala convivono pacificamente (e come potrebbe essere altrimenti con tutta quell’acqua?) le tre religioni più litigiose del pianeta (cristianesimo, islam e induismo) e tra i suoi Templi prevedici si contano alcuni tra i più importanti complessi dedicati alla DEA dell’India antica, oggi maldestramente assimilate alle figure più canoniche di Durga, Kali, Saraswati, ma in realtà ben più antiche. 

È proprio in queste radici d’acqua, in questo humus amniotico, che affondano le origini dell’Ayurveda, Arte (unica e inimitabile, squisitamente “femminile”) di AVER CURA di tutto ciò che esiste, con i giusti modi e tempi, con pazienza materna, con una costante attenzione e dedizione a ciò che accade nel Mondo Naturale, una adorazione e venerazione per la danza cosmica degli Elementi, una comprensione della presenza di Forze spirituali negli Elementi. 

Il mondo è pieno di magia

Mi è subito parso chiaro che anche la mia pratica yoga dovesse essere contaminata da questa grande Visione del mondo. Come non introdurre questa sensibilità nel Sadhana quotidiano e onorare ogni singolo giorno sentendolo anzitutto elementalmente? Sviluppare sensibilità elementale significa fluire con le stagioni, comprendendone l’energia dominante, lavorare in sinergia con esse, aggiungendo acqua quando serve, fuoco quando ce ne è poco, aria laddove c’è ristagno oppure togliendoli quando sono in eccesso. 

È nato così un approccio sinergico in cui le due discipline si sostengono a vicenda, grazie all’utilizzo di TUTTI gli strumenti dell’Ayurveda uniti a quelli del LAYA YOGA, lo yoga tantrico Himalayano o Yoga Kundalini (ben è più antico di quello oggi straconosciuto di Yogi Bajan e diffuso in occidente anche da Swami Sivananda), con l’intento di sviluppare una pratica che sostenga la SALUTE attraverso la riconnessione con i cicli cosmici elementali. 

Le tecniche del Laya Yoga (che partendo dall’Hatha Yoga aggiunge innumerevoli strumenti di lavoro sul corpo pranico e sottile, come Kriya, Mantra, Mudra, Pranavidya, NadaYoga e Nidra) mi sono sembrate le più potenti e le più affini (anzitutto a me stessa) per raggiungere quel riequilibrio elementale che l’Ayurveda insegna. 

YogaAyurveda: Vitalità, Scorrimento, Salute

Nel tempo, dopo innumerevoli percorsi di studio, approfondimento e confronto con tante vie e tradizioni, ho trovato sempre maggiori affinità tra il LAYA YOGA e l’Ayurveda delle origini. Dall’unione di queste due vie così sinergiche ho “creato” YogAyurveda, uno stile di LayaYoga che si muove in sinergia con le Forze Cosmiche, con l’intento di mantenere il nostro Psiche-Soma in equilibrio in un universo costantemente mutevole, tessuto da flussi di energia danzante in continuo movimento. Possiamo muoverci consapevolmente in equilibrio con questi Spiriti Elementali oppure opporci con essi, generando distonie e squilibrio, perdendo tanta energia vitale in questo scontro. Secondo l’Ayurveda infatti la Salute non è uno stato di assenza di sintomi o qualcosa di “definitivo” (niente è “stabile” in un Universo danzante), ma è piuttosto uno condizione di VITALITA’, ovvero di Resilienza, di Forza, di Radianza immunitaria che permette di far fronte senza eccessivi scossoni ai continui movimenti dell’Energia dentro e intorno a noi. 

La pratica quindi si adegua ai ritmi stagionali, è mutevole, cangiante, connessa giorno per giorno ai movimenti elementali. Non solo cambia di stagione in stagione, ma anche di anno in anno perché non si presenta MAI la stessa alchimia elementale. La Natura, nella sua infinita generosità, non si ripete mai. È troppo CREATIVA per farlo. Occorre stare desti e attenti e sentire il mutare della qualità elementale di respiro in respiro. 

È un Sadhana di costante sviluppo dell’equilibrio e dell’allineamento energetico, un’Alchimia Elementale, in cui spesso si mettono al centro anche le energie degli organi del corpo. Ci sono pratiche interamente dedicate a dare energia (o sottrarla se necessario) a un determinato organo a seconda della Forza stagionale. Ci sono Sadhana invece celebrativi, che segnano l’ingresso dei Quattro elementi nell’Akasha, nello Spazio della Ruota dell’anno (in particolare i due equinozi e i due solstizi). 

Grazie a questo “allineamento fluido” alle forze cosmiche ho riscontrato un notevole aumento della forza vitale in me, sono arrivata a non subire più (o almeno non così spesso come prima) sovraccarichi o sintomi stagionali. L’autunno inoltrato, quel passaggio tra novembre e il Solstizio d’Inverno, che un tempo era per me, nata in Primavera, fonte di grandissimo Down energetico sia fisico sia umorale, è ora un Portale meraviglioso in cui lascio avanzare le forze Lunari dell’inverno, concedendomi lunghi spazi di silenzio e interiorizzazione in cui mi connetto con ciò che sta accadendo a tutto la Natura intorno a me, ricevendo una rigenerazione profonda. 

Come diceva il mio maestro, il grande Vaidya Vasant Lad: «ciò che accade nel Cosmo accade in ogni nostra singola cellula. Quindi impara a fare come gli alberi che dicono Sì ad ogni stagione. Quando arriva la primavera, dicono “sì” e fioriscono. Quando arriva l’estate, dicono “sì” e diventano secchi e assetati. Quando arriva l’autunno, dicono “sì”, cambiano colore e lasciano cadere le foglie. Sii come l’albero».

LīlāDevi Marialaura Bonfanti

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