Scuole di Yoga

Lo yoga di sole e luna

Qui, in questo corpo sono i sacri fiumi: qui ci sono

il sole e la luna, e anche i luoghi del pellegrinaggio.

Non ho incontrato un altro tempio così benedetto come il mio corpo.

Canto tantrico.

Lo yoga di sole e luna, lo yoga degli asana (posture), dei pranayama (manipolazione del respiro), delle tecniche di purificazione del corpo fisico e dei bandha (sigilli) praticate per raggiungere il samadhi (lo stato interiore di equanimità detto anche yoga);

è alla base delle pratiche maggiormente diffuse nelle scuole, studi e palestre di yoga qui in occidente.

La tradizione racconta che il primo maestro (Guru) dell’hatha yoga, sia stato Goraksanatha il quale fondò un ordine di Yogin detto dalle orecchie forate. Le loro pratiche, estremamente potenti, erano anche dette pratiche dello sforzo, tese a ricongiungere le energie che scorrono attraverso la nadi (canale energetico) “Pingala”, che termina nella narice destra – HA, solare, maschile; e la nadi “Ida” che termina nella narice di sinistra – THA, lunare, femminile; al fine di realizzare l’annullamento della dualità e permettere la liberazione di “Kundalini”, l’energia potenziale dell’essere umano che una volta sbloccata nel corpo, consente il ricongiungimento, l’unione di Shiva e Shakti.

Il sistema delle nadi e dei chakra (centri energetici) è tipico della visione tantrica ed è ripreso dall’hatha yoga.

I testi più antichi e conosciuti che ci riportano questa tradizione, sono; HATHA YOGA PRADIPIKA (XV sec. d.C.), GHERANDA SAMHITA (XVII/XVIII sec. d.C.), e SHIVA SAMHITA. Per quanto con alcune differenze importanti, come ad esempio il numero degli asana proposti, i linguaggi e concetti filosofici sempre più elaborati con il passare dei secoli; i concetti basilari nei tre testi sono similari tra loro e hanno molte affinità con il Raja Yoga di Patanjali.

Nella precedente era Vedica agli albori dello yoga, i Rishi (saggi) intuendo la presenza divina dentro ogni uomo, sperimentavano metodi per stabilire relazioni profonde e consistenti con l’essenza dell’essere. Percepirono come ogni azione (karma), creasse un legame condizionante che rendeva difficile l’esperienza di unione, lo stato interiore detto “yoga”. Quindi si diffuse l’idea che la rinuncia alle azioni e l’ascetismo, fossero la priorità per ridurre al minimo i rischi di accumulare nuovo karma (conseguenze delle azioni compiute). Mentre per eliminare il karma già acquisito, (il condizionamento), la risposta fu Tapas (austerità). La radice Tap significa calore, un calore così forte in grado di “bruciare” i semi, le tendenze che influenzavano i comportamenti. Le pratiche conseguenti da questo contesto erano pratiche basate sul controllo di se stessi, sulla rinuncia, l’ascetismo, il digiuno, il celibato, il silenzio, e il corpo mantenuto fermo in posizione seduta senza muoverlo per ore. Puoi approfondire la storia dello yoga anche attraverso le video lezioni di Carlos Pomeda.

Lo Yoga attraverso i secoli subisce svolte importanti e se prima era riservato solo a certe classi, con la diffusione degli insegnamenti contenuti nella “Baghavad Gita”, in cui “Sri Krishna” afferma che è impossibile per l’uomo non agire, e quindi che ascetismo e rinuncia non sono percorsi efficaci, e che tutti possono praticare yoga attraverso altre modalità, le pratiche iniziano a cambiare radicalmente.

Serviranno molti secoli affinchè questi principi si radichino, ma il cambiamento proposto è enorme e inevitabile.

Di lì a poco arriva Patanjali e nei suoi Yoga Sutra codifica le esperienze di secoli di sperimentazioni e in pratica ci dice che la mente è la grande responsabile dei nostri problemi, che non ci permette una chiara visione delle cose e di chi siamo veramente, Patanjali ci indica un percorso finalizzato al tenerla sotto controllo. L’elemento più comune a tutte le scuole di yoga è la meditazione, considerata la via principale per portare all’interno la nostra attenzione e sperimentare lo stato di yoga. In quei secoli si riteneva che il corpo fisico fosse qualcosa di impuro, da trascendere, un vero impedimento alla realizzazione spirituale.

Alternativo a questo modo di pensare, si diffuse un movimento importantissimo, il Tantra; è a questa visione rivoluzionaria che dobbiamo la rivalutazione del corpo fisico, si scopre la sua forza, la sua meraviglia, e lo si considera una espressione diretta dell’energia divina e un mezzo incredibile con enorme potenzialità per esperire l’unione.

Si delineano da qui, alcuni sentieri molto importanti per lo yoga moderno; si diffonde l’idea dell’energia Kundalini e le potenti pratiche dell’Hatha Yoga per risvegliare la shakti kundalini e farla risalire attraverso il canale centrale detto “shushumna nadi”.

Ci tengo qui a evidenziare e chiarire un punto importante, di per sé non esiste una scuola che più di altre abbia il riconoscimento o il diritto ad usare il nome “hatha yoga”. Dico questo perché molto spesso si confonde la tradizionale pratica dell’hatha yoga, con il tipo di stile/scuola/metodo insegnato dal proprio insegnante: spesso sento gli studenti parlare tra loro e affermare: “io pratico Hatha, io Asthanga, io Vinyasa, io Anusara, io Anukalana. In realtà tutti gli stili come quelli citati, cui possiamo aggiungere Iyengar Yoga, Satyananda, Ananda, Ratna e molti altri, sono tutte forme di Hatha Yoga! Nel corso del tempo, grandi insegnanti hanno elaborato stili secondo la loro sensibilità e predisposizione che esaltano alcuni aspetti della pratica. Certi sono più dinamici, altri più statici e rigorosi, alcuni sono più fluidi nei movimenti, altri sono più meditativi, altri evidenziano gli aspetti simbolici, alcuni maestri prediligono lo studio di alcuni testi, piuttosto che altri, ma la gran parte delle pratiche diffuse oggi in occidente e in Italia originano in questo abbondante e sempre più capiente contenitore chiamato Hatha Yoga.

Il mio personale modo di intendere, praticare, insegnare hatha yoga, mi ha portato a comprendere che nel mondo, nella vita quotidiana, tutto è composto da due energie, due lati, due poli, due opposti,  proprio come Ha e Tha, e quando nella pratica con il corpo, attraverso gli asana e il pranayama riconosciamo questi opposti complementari, abbiamo una chance per riconoscere ciò che è delimitato da essi, cioè noi stessi, i nostri limiti e le nostre potenzialità! Al contrario, praticare le posture, cercando una prestazione nell’asana, genera solo attaccamento e fortificazione dell’ego. E per quanto mi riguarda, in quel caso, non stiamo più praticando Yoga ma qualcos’altro.

Esplorando il corpo, ne apprezziamo la meraviglia, entriamo in relazione con la sua Essenza, con l’Energia che lo sostiene e quando pratichiamo con attenzione, rispetto, conoscenza, consapevolezza, lo consacriamo e lo prepariamo affinchè divenga Offerta: è questo tipo di atteggiamento che determina l’espansione di coscienza che è lo scopo dell’hatha yoga, lo yoga di sole e luna.

Giovanni Asta

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